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Umanità sprecata, la loro e la nostra

la-valle-accoglienteMa davvero dobbiamo rassegnarci all’idea che in Italia è impossibile fare le cose per bene? Che non è possibile che lo Stato, le Regioni, i Comuni facciano i dovuti controlli su come sono spesi i soldi pubblici? Che sempre tutto diventi un rimpallarsi di responsabilità, perché nessuno si assuma mai le proprie?

Certo il flusso migratorio in consistente aumento negli ultimi anni ha messo in difficoltà le strutture e le pratiche di accoglienza. Ma negli anni le difficoltà anziché essere risolte, sono aumentate. Come mai?

Di certo non perché era difficile prevedere che sarebbe aumentato il numero di disperati alla ricerca di un futuro, visto il proliferare di guerre (spesso condotte con armi italiane) e di disastri ambientali (per cui il mondo occidentale non può sentirsi estraneo). Di certo non perché davvero credevamo che sarebbe bastato un muro o gli inumani campi in Libia a fermarli.

Probabilmente a qualcuno fa comodo che la gestione dell’accoglienza sia così male gestita. Basta guardare le foto e i commenti degli sciacalli della manifestazioni di ieri dei richiedenti asilo ospitati a Busto Arsizio. Sui corpi dei migranti, sulla diffusione di odio e paura si costruiscono ormai campagne e successi elettorali. Il rinvio, di nuovo, di una legge annacquata sullo ius soli è lì a dirci quanto anche forze politiche che si definiscono democratiche abbiano ceduto all’imperante campagna antistraniero.

Ma chi governa, il Paese o il singolo Comune, non può limitarsi alla propaganda, al dire ai propri cittadini non è mio compito, non è mia responsabilità. Chi governa deve assumersi il compito di affrontare la complessità, anche se non è facile.

E’ così impossibile che i centri di accoglienza vengano controllati, che siano stabiliti criteri minimi rispettosi dell’umanità di ciascuno, che in caso di inosservanza si proceda secondo la legge?

Alcuni centri di accoglienza riescono ad attivare corsi di italiano, iniziative sul territorio, momenti di confronto con i vicini di casa, riescono a inserirsi nel tessuto sociale e culturale senza particolari difficoltà. Certo in quei casi, le condizioni di vita offerte ai profughi sono dignitose. E certo il guadagno del gestore è più limitato. Ma é così impensabile pretendere che chi partecipa ai bandi della Prefettura faccia della presenza dei profughi un’occasione di lavoro e guadagno, ma non di sfruttamento e lucro? E’ così oltraggioso pretendere che una legge del 2002, di 15 anni fa dunque, che ha formalizzato il sistema SPRAR, sistema pubblico per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, venga diffusamente attuata, così da affrontare una tematica così complessa attraverso l’accoglienza integrata, che supera la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, costruzione di percorsi di inserimento socio-economico?

 Lo diceva già un anno fa un pericoloso giornale antagonista, Famiglia Cristiana: non sarà con la politica dello struzzo e del calcestruzzo -per costruire muri-, che risolveremo qualcosa.

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