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referendum lombardia: analisi e proposte

8477783-kIyG-U433401000095586or-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Chiamare un trionfo la sperimentazione del voto elettronico come ha fatto Maroni nella conferenza stampa di mezzanotte “Chiederò che il nostro sistema di voto possa essere utilizzato in futuro, magari già per le prossime elezioni regionali. Manderò una relazione dettagliata al ministro Minniti che ho già sentito al telefono” vuol dire stravolgere completamente la realtà, visto che alle ore 13,00 del giorno dopo non c’era ancora il dato definitivo della partecipazione al voto.

Stesso giudizio vale anche in riferimento alla percentuale dei partecipanti al voto. Si dice che si attesti al 38,33%: percentuale significativa, ma che è di gran lunga al di sotto della soglia del 50% e di quanto si è registrato in Veneto. Il merito di tale risultato va attribuito alle forze della sinistra che insieme a noi in questi mesi si sono impegnate in una campagna di contrasto alla scelta voluta da Maroni, sostenuto invece da M5S da molti Sindaci PD e dai Civici: praticamente il 90% delle forze rappresentate oggi in consiglio regionale.

Dando per scontato che la quasi totalità (95,29%) dei votanti ha votato sì, comunque la si voglia vedere siamo di fronte ad una domanda politica a cui non solo va dato ascolto, ma occorre dare risposta.

La dislocazione territoriale di coloro che sono andati a votare evidenzia una netta difformità di partecipazione tra le diverse aree della regione: in particolare nella fascia Pedemontana si sfiora il 50% (VA, LC, BG, BS) mentre l’area metropolitana milanese, con meno del 30% dei votanti, sembra invece aver “bocciato” nettamente questo appuntamento.

Oggi la richiesta di autonomia avanzata dai Presidenti Zaia e Maroni sembra assomigliare di più alla Brexit che alle rivendicazioni catalane (in questo Milano assomiglia con il suo voto a Londra). Non a caso il nodo su cui si ritorna oggi a poche ore dal voto è, ancora una volta, la questione fiscale e le risorse che si vogliono gestire in proprio. Di fronte alla crisi dell’Europa e degli Stati Nazionali e alla loro burocratizzazione si propone una soluzione di autogoverno regionale, che corrisponde alle pulsioni egoistiche di chi pensa di poter vivere in una sorta di isola felice.

Anche in questo appuntamento politico abbiamo registrato la debolezza e la contraddittorietà del PD, che solo pochi mesi fa con il Referendum costituzionale si è schierato compattamente per un ridimensionamento delle autonomie locali e regionali proponendo una forte centralizzazione delle competenze istituzionali, e che oggi da una parte ha lasciato libertà di voto ai suoi iscritti ma di fatto, con l’iniziativa del suo candidato Gori e di molti suoi sindaci, si è accodato, in modo subalterno, all’iniziativa della Lega.

Di fronte a tanta confusione e subalternità, Sinistra Italiana deve impegnarsi a produrre una proposta programmatica di riforma della PA e di riorganizzazione amministrativa dello Stato che rilanci il ruolo costituzionale (previsto dall’art. 5 della carta) delle autonomie municipali e del decentramento. Alla Sinistra spetta inoltre il compito di affrontare di petto la questione fiscale che è il vero cuore del problema: come ridistribuire il carico fiscale sgravando da una parte le fasce più deboli della popolazione dal suo peso e colpendo dall’altra ricchi ed evasori che sottraggono consistenti risorse alla comunità. A questo si aggiunge il tema della qualità della spesa che da una parte, in questi anni, si è andata centralizzando e dall’altra continua a indirizzarsi in scelte che non risolvono i problemi territoriali (spese militari al posto di sanità e formazione, grandi e costose opere invece di cura del territorio e dell’ambiente, …)

Insomma allo slogan “Padroni in casa propria” dovremmo rispondere davvero con un “Ribaltiamo i luoghi comuni” e avanzare una proposta politica realmente alternativa sia a livello regionale che nazionale.

Sinistra Italiana Lombardia (qui la pagina FB di SI Lombardia)

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