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L’ipocrisia sul corpo delle donne

FestaDonnaDoodleGoogle(di Cinzia Colombo)

La libertà e la presenza delle donne sono il tema costantemente usato dal sindaco Cassani per negare ogni possibilità di incontro e di confronto con la comunità mussulmana.

Il corpo e i diritti delle donne sono trasformati in clava da brandire contro l’integrazione, anziché divenire materia di politiche sociali e culturali da agire concretamente.

Politiche che non riducano, come fa la Lega e l’amministrazione gallaratese, la donna a madre, a contenitore di figli per la patria. Ma politiche che sappiano valorizzare le competenze femminili, la nostra presenza nel mondo del lavoro a parità di condizioni con il genere maschile. Politiche capaci, anche a livello comunale, di costruire reali possibilità di conciliazione fra vita lavorativa e vita familiare, promuovendo una cultura e una pratica dove il lavoro di cura non resta sempre e soltanto in carico alle donne, come fosse un fatto naturale.

Gallarate ha avuto per alcuni anni una consulta composta da persone straniere. La metà dei componenti di quella consulta erano donne (unica realtà dove la parità di genere era praticata e non solo evocata): donne attive, che gratuitamente hanno costruito iniziative per favorire l’incontro fra differenze. Donne, in parte anche di religione mussulmana, che certo non stavano chiuse in casa e che erano di esempio per altre donne. Donne che, spesso con competenze di mediazione culturale acquisite anche a livello universitario, contribuivano a diffondere nell’universo femminile tutto consapevolezza dei doveri e dei diritti di ciascuna.

Gallarate ha avuto per molti anni pure una consulta per le pari opportunità, costituita da donne (anche di origine straniera) che sempre gratuitamente hanno messo al servizio della città le proprie competenze, il proprio tempo, la propria passione per promuovere una cultura delle parità e pari opportunità, per contrastare la violenza sulle donne e favorire la cittadinanza attiva del genere femminile nel mondo sociale, politico, economico e culturale.

Eppure il sindaco Cassani e l’amministrazione hanno cancellato entrambe queste esperienze di partecipazione attiva delle donne. Per poi agitare la ridotta partecipazione delle donne mussulmane. Lui che ha fatto e fa di tutto per limitarla.

L’ipocrisia regna sovrana. Di nuovo sul corpo e sui diritti delle donne.

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