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La gestione dell’acqua, in tutto il suo ciclo, deve restare pubblica

imagesLa recente sentenza del TAR Lombardia che ha annullato le delibere dell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO), della Provincia di Varese, della Conferenza provinciale dei Sindaci, del gestore del servizio idrico Integrato (Società “Alfa”), tutte finalizzate alla gestione in-house (cioè pubblica) del Servizio stesso, se per molti è diventata motivo di preoccupazione per i ritardi e gli effetti negativi che può produrre, per alcuni è diventata il pretesto per rimettere tutto in discussione tutto con l’obiettivo di cancellare la scelta della gestione pubblica del ciclo dell’acqua.

 I “pretesti” vanno respinti senza ambiguità di sorta anche perché alla sentenza del TAR si può mettere riparo eliminando i vizi e/o le carenze procedurali emerse nella fase attuative della scelta compiuta dai Comuni con spirito costruttivo e unità d’intenti.

Fermo restando la praticabilità da parte degli enti preposti della via legale (ricorso e richieste di sospensiva) non ci si può sottrarre dal valutare il problema politico che sta dietro a tutta la vicenda.

Occorre innanzitutto ricordare il Referendum sull’acqua pubblica del 2011 con il quale gli elettori hanno espresso in modo netto e inequivocabile la volontà che tutto il ciclo dell’acqua (dalla captazione e distribuzione alla collettazione fognaria alla depurazione) rimanga in mani pubbliche.  Quel Referendum ha annullato la legislazione nazionale e regionale in materia lasciando in vigore la normativa europea che prevede tre modalità di gestione del Servizio Idrico Integrato: 1) affidamento a società privata con messa a gara; 2) affidamento a società pubblica con partecipazione tramite gara di società privata come socio di minoranza; 3) affidamento diretto “in house” a società interamente pubblica.

La terza opzione per essere attuata necessita di una indagine e di un piano finanziario che giustifichi l’economicità, l’efficienza e l’efficacia della scelta. La sentenza del TAR si fonda sulla non corretta definizione dei parametri conoscitivi. Non mette in discussione certo la bontà delle scelte compiute dagli enti e dalle istituzioni interessate.

C’è invece chi si aggrappa alla sentenza con l’obiettivo evidente di cancellare una scelta rispettosa della volontà degli elettori e di straordinario interesse pubblico.

Una manovra politica che, al di là delle chiacchiere, oltre ad allungare i tempi di attuazione può produrre conseguenze estremamente negative sulla qualità stessa dei servizi e la realizzazione degli impegni già definiti.

Se non sorprende che in questa campagna si pongano in prima fila l’ex vicepresidente della Provincia e il dimissionario Presidente dell’ATO, entrambi appartenenti al “nuovo centrodestra” (NCD), preoccupa e non poco la “riflessione” che sul tema ha sviluppato il Sindaco di Varese (vedi Prealpina del 10 ottobre scorso in cui chiaramente afferma di volere verificare le possibilità di “aprire il servizio al mercato attraverso l’individuazione con gara pubblica del soggetto affidatario oppure l’ipotesi di parternariato pubblico-privato mediante costituzione di una società mista”).

A tutti vogliamo ricordare che la scelta della società “in house” è stata fatta in primis dalla Conferenza dei Sindaci di tutti i Comuni della Provincia e senza alcuna obiezione da parte dei “pentiti” odierni e che la società pubblica “ALFA”, è stata costituita nell’aprile 2016 dopo un confronto durato anche troppo a lungo. Società già operativa per molti Comuni e che entro il 2017 dovrà assorbire tutti i gestori esistenti in Provincia. Uno stop al suo operato riporterebbe indietro inevitabilmente le lancette dell’orologio, lasciando in uno stato di incertezza molti Comuni che aspettano di poter risolvere i problemi urgenti soprattutto relativi alla depurazione. L’assenza di un gestore pubblico ha fino ad oggi bloccato scelte di accorpamento o dismissione dei depuratori e delle reti idriche costando ai cittadini in termini di sanzioni e di adeguamenti tecnologici su impianti obsoleti che ora aspettano solo di essere dismessi come già previsto dal piano industriale d’ambito provinciale. Inoltre i Comuni stanno pagando mutui che ALFA in base alla normativa dovrà assorbire sgravandoli da costi di ammortamento che potranno essere destinati ad altri capitoli di spesa.

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