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Dove erano i cittadini del tempo spettatori di quella tragedia? Dove siamo noi, oggi?

gazzadaCi siamo trovati a Gazzada Schianno la sera del 2 febbraio ad una assemblea indetta dalla cittadinanza, per dissentire pubblicamente e collettivamente dalle parole disgustose sulla giornata della Memoria pronunciate dalla Sindaca Bertuletti.

Ci siamo tutti, senza simboli e senza bandiere, poiché fermamente convinti che certi momenti di civiltà debbano necessariamente, anche in tempo di campagna elettorale, essere di tutti e per tutti.

La Memoria di quanto accaduto, delle leggi razziali, delle morti, dei campi di sterminio, della guerra, della Resistenza, deve essere rispettata affinché possa divenire coscienza collettiva. Deve essere rispettata perché valori scaturenti della memoria di quegli eventi siano scolpiti in noi tutti.

La Memoria è però anche da attualizzare al fine di renderla uno strumento quotidiano di lavoro ed impegno.

La domanda senza risposta fatta più volte e ormai consegnata ai libri di storia: “Dove erano i cittadini del tempo spettatori di quella tragedia? Come poterono tacere? Come potevano non sapere?” va valutata in forma fortemente autocritica e ribaltata oggi nel febbraio del 2018.

Dove sono io? Dove siamo noi, oggi? Dove siamo, quando gruppi neofascisti tentano di concorrere alle elezioni? Dove siamo quando sfilano lugubri e spettrali nelle nostre piazze? Come possiamo giustificare a noi stessi il sorriso di circostanza davanti alla battutina omofoba o alla barzelletta razzista? Come possiamo passare oltre quando sui social leggiamo frasi che rievochino direttamente quelle brutalità, attualizzandole al nostro vivere?

L’antifascismo è un dono quotidiano fatto a chi ci circonda, da coltivare e vivere con gioia e militanza costante, anche sulla spinta di serate come quella di Gazzada, che sono respiri profondi di aria profumata, ma devono essere seguiti dall’impegno di tutti noi.

Perché la Memoria non deve essere un tabernacolo da adorare, ma deve essere il martello con il quale piantare, come chiodi, i punti fissi del valore civile della convivenza democratica.

Presenti in sala c’erano anche esponenti della giunta Bertuletti, che hanno presenziato per dissentire, al di là della collocazione politica, dalle parole ingiuriose.

Senza voler strumentalizzare un tema così profondo, limitandolo ad una doverosa richiesta di dimissioni della prima cittadina, noi ci sentiamo di porre a questi uomini che hanno saputo dimostrare un sentire, le stesse domande che rivolgiamo, severi, a noi stessi.

Dove sarete, domani, assessori e consiglieri?

Sarete ancora al fianco di una persona che ad oggi rivendica quelle parole o avrete la forza di essere, prima che assessori o consiglieri, uomini liberi e degni dei valori che avete mostrato con la vostra presenza?

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