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CENTRI PER L’IMPIEGO: SERVE INCREMENTARE LE RISORSE, NON CHIUDERLI (COME A TRADATE)

regione-centri-impiego-ev-770x370Martedì 26 giugno il Consiglio Regionale ha approvato una nuova legge sui Centri per l’Impiego che li riconferma in carico alle Province, in contraddizione con la legge nazionale che chiede alle regioni di farsene  carico.

Questa scelta del governo regionale incrementa lo stato di incertezza in cui vivono i Centri e i lavoratori in essi impiegati. Procura un significativo danno economico ai lavoratori e impedisce ogni possibile sviluppo dei Centri dato che le Province non possono assumere nuovo personale e sono in costante difficoltà economica stante il loro incerto ruolo nell’organizzazione dello stato.

La legge approvata potrà essere facilmente oggetto di ricorsi da parte del Governo nazionale poiché, oltre a porsi in contrasto con gli indirizzi contenuti nelle leggi vigenti, costituisce un ulteriore ostacolo al ruolo di coordinamento nazionale in capo all’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro.

Regione Lombardia giustifica la propria decisione con il fatto che, all’interno di una maggiore autonomia dal governo nazionale, ritiene di dover ridare un ruolo alle province. La criticabile modalità con cui si è proceduto al tentativo di superare le Province nell’organizzazione dello Stato non può essere corretta con interventi parziali su singole questioni al di fuori di un quadro organico coerente a livello regionale e nazionale.

La legge approvata dalla Regione lascia i 519 addetti ai centri per l’impiego lombardi in balia del cinismo politico che guida la maggioranza di Palazzo Lombardia che usa questa occasione per dimostrare di voler procedere verso una maggiore autonomia dal governo nazionale senza considerare le ricadute sulle persone delle proprie decisioni.

Tutto ciò non fa che aumentare le difficoltà operative dei Centri costringendo i cittadini a rivolgersi sempre più alle agenzie private di collocamento che, per ragioni economiche, tendono a privilegiare l’inserimento nel mercato del lavoro delle figure professionali più appetibili trascurando coloro che invece richiedono percorsi più difficili.

In questo contesto, nella nostra provincia si aggiunge la chiusura del Centro per l’Impiego di Tradate dal 2 luglio e il suo trasferimento a Saronno. Anche in questo caso siamo nel regno dell’incertezza: Tradate compare nell’elenco dei Centri per l’Impiego previsti dalla legge regionale appena approvata ma ne viene sancita una “temporanea” chiusura per un tempo indefinito, che lascia cittadini e lavoratori nelle mani di decisioni poco trasparenti e al di fuori di piani organici di sviluppo delle attività dei centri.

Liberi e Uguali di Varese denuncia come inaccettabile questo modo di operare del governo regionale e sosterrà tutte le iniziative che verranno messe in campo per tutelare i lavoratori dei Centri e per potenziare il loro ruolo nelle politiche attive del lavoro evitando che gli stessi siano abbandonati alla mera esecuzione di compiti burocratici.

Liberi e Uguali chiede che la nostra regione usi la propria autonomia per incrementare le risorse a disposizione dei Centri per l’Impiego al fine di farli operare efficacemente nella gestione del mercato del lavoro per ammodernare un settore che ancora oggi si basa sulle relazioni personali e familiari a discapito del merito e della necessaria mobilità sociale.

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