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CAFFE’, GIORNALI E PROPAGANDA

41QxNFSmMcL__SX355_Come un’amministrazione in coma si aggrappa all’immigrazione per sembrare viva.

Lunedì 10 luglio, come ogni lunedì che si rispetti, inizia con caffè e giornali… Un caffè reso più amaro da un articolo nel quale il sindaco Andrea Cassani prende posizioni sulla situazione migranti nella nostra città e addirittura sull’operato del Prefetto.

Ovviamente non c’è nulla di personale ma il sindaco arriva chiedersi “a cosa serva il prefetto” o se “serva solo a distribuire profughi”.

Capiamo bene che il momento difficile della maggioranza, che non ha ancora trovato un papabile per la posizione di assessore all’urbanistica dopo le dimissioni della Liccati per una brutta indagine per corruzione, imponga al primo cittadino di spostare l’attenzione su temi che prendano più la pancia dei cittadini e che stuzzichino la paura serpeggiante, spesso alimentata ad artem.

A noi le parole del sindaco più che parlare alla pancia, risultano un pugno allo stomaco.

Non possiamo accettare che esseri umani vengano gestiti come merce di magazzino da spartirsi tra le varie “logistiche” dei diversi comuni e consideriamo vergognoso che il sindaco strumentalizzi, per banali motivazioni elettorali, un fenomeno che dovrebbe invece toccare il più profondo dei paradigmi della nostra civiltà.

Se ci reputiamo una nazione, e prima di tutto un Popolo, magari anche civile e democratico, dobbiamo manifestare un rispetto profondo ed incondizionato dell’uomo e non possiamo permettere questa involuzione.

All’aiutiamoli a casa loro, dobbiamo aggiungere anche un aiutiamoci a casa nostra. Aiutiamoci a casa nostra per combattere i presupposti economici che mettono in ginocchio interi popoli, a fermare guerre che costringono all’esodo gente disperata, a costruire una cultura che metta il valore dell’uomo e della donna al di sopra dello status sociale, colore della pelle e religione.

Al di là della propaganda, non possiamo esimerci dall’analizzare la realtà fattiva, che risulta altrettanto disarmante.

Oltre alle sparate a mezzo stampa o le minacce di incatenarsi ai cancelli, nella realtà la nostra amministrazione non sta facendo assolutamente nulla per gestire al meglio la presenza dei profughi, non partecipando a progetti, come ad esempio lo SPRAR, che danno voce ai comuni al fine di circostanziare i numeri e le modalità di ospitalità. Quindi il diretto e unico interlocutore del Prefetto per la gestione del fenomeno a Gallarate non è il Comune, come ovvia espressione della cittadinanza, ma una società privata che persegue unicamente i propri interessi.

E, temiamo, per scelta il sindaco non intende occuparsi della gestione del fenomeno: solo con una cattiva ed inefficace gestione può continuare a cavalcare le paure. Sulla pelle dei profughi, ma anche sulla pelle dei gallaratesi.

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