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ACCAM, confermata la chiusura dell’inceneritore. Intanto approfondiamo la fabbrica dei materiali

accamdi Cinzia Colombo – assessora all’ecologia Comune di Gallarate

Intanto la certezza più importante: con il 2017 l’inceneritore deve smettere di bruciare. Nonostante i sindaci lo abbiano deciso ormai 1 anno fa  e ribadito più volte, c’è chi regolarmente tenta di riaprire la partita del revamping.

Pare insomma che chi si è astenuto su quel voto, maldigerendolo da subito, non vuole smettere di creare difficoltà allo spegnimento dell’inceneritore, magari tentandosi di dipingersi come amministratore ambientalista e forse nella speranza che dopo le elezioni si riaprano le possibilità (la destra di Gallarate e il candidato sindaco Cassani d’altra parte non dicono nulla nel merito oggi, mentre nel passato hanno sostenuto il revamping non di 1 ma di tutte e 2 i forni di ACCAM).

E’ certo complicato tenere insieme la necessità di smettere di bruciare i rifiuti (per l’ambiente e la salute di chi abita in questi territori), la salvaguardia dei posti di lavoro, l’evitare che i Comuni soci debbano pagare ammortamenti milionari. Certo la situazione sarebbe diversa se la società fosse stata amministrata diversamente negli anni passati, se appalti e affidamenti di lavori fossero stati più trasparenti, se non si fosse inseguito il revamping contro ogni logica, anche economica. Ma dobbiamo affrontare l’oggi e nella situazione di oggi trovare la soluzione.

Quindi:

- mantenere salda la data del dicembre 2017, senza spostamenti in avanti della data di spegnimento che comporterebbe peraltro degli adeguamenti agli impianti per svariati milioni di euro per mantenere le emissioni nei limiti di legge.

- Mantenere in vita ACCAM e con essa sia i posti di lavoro sia il controllo pubblico della questione smaltimento rifiuti. C’è chi preferirebbe chiuderla, perché il privato sa fare meglio. Al di là dell’ubriacatura da libero mercato, la gestione dei rifiuti è uno di quei temi su cui il profitto non dovrebbe centrare. Ovvio, bisogna amministrare la società senza accatastare perdite (lo sappiamo bene noi di Gallarate!), ma guadagnare non deve essere l’obiettivo principale. E per questo è importante mantenere il controllo pubblico.

- Procedere con la costruzione di un impianto per il trattamento della FORSU (il rifiuto organico). Bizzarro che il Comune di Busto fosse favorevole al revamping fino a oltre il 2030 e ora invece abbia tante perplessità nel rendere disponibile l’area per l’impianto FORSU.

Per quanto riguarda la fabbrica dei materiali, gli studi portati da ACCAM dicono che non ci sono le condizioni economiche per realizzarla. Le esperienze già maturate non sono molte, almeno in Italia (all’estero invece sono decisamente più diffusi gli impianti di trattamento a freddo) e i dati sono contrastanti.

Ma se l’obiettivo non è difendere il proprio giardino ma trasformare le modalità di gestione dei rifiuti, recuperando le materie prime secondarie e riducendo alla fonte la produzione di rifiuti (nella logica dei Rifiuti Zero), l’idea non può essere abbandonata. Magari non la si potrà fare nel 2018, ma si dovrà approfondire l’argomento e fare qualche verifica in più di quanto fatto fin’oggi.

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