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ACCAM chiude entro il 31-12-2017. Ciascuno adesso prenda impegni chiari alla luce del sole

protesta-in-regione-accam-480891_610x431Avremmo preferito che fosse possibile spegnere subito l’inceneritore di ACCAM e mettere fine a una vicenda che è stata trascinata per anni, con costi ambientali ed economici impressionanti.

Ma la decisione dell’assemblea dei soci di mettere una data certa (il 31 dicembre 2017) entro cui dismettere i forni è un traguardo importante, frutto di un lavoro che ha creato consapevolezza e consenso su un tema sconosciuto ai più, amministratori compresi.

La lotta per lo spegnimento dell’inceneritore ha infatti innanzitutto diffuso conoscenze sul tema rifiuti e sulla possibilità di recuperare le materie prime attraverso la raccolta differenziata e la fabbrica dei materiali. E’ stato questo percorso lungo che ha creato le condizioni perché anche i comuni sostenitori del revamping fino a qualche mese fa, ora si facciano sostenitori del cambiamento.
L’istituzione del gruppo di comuni per il controllo analogo ha certamente favorito questo percorso, rendendo finalmente trasparente i conti economici e l’operare di una società che nel passato ha preferito l’ombra alla luce del sole.

Il documento approvato dai sindaci non si limita inoltre a definire un limite certo all’incenerimento: difende il lavoro e i lavoratori, destina ad ACCAM solo la frazione indifferenziata della raccolta, rigettando il tentativo che anche l’umido finisse nell’inceneritore per aumentare la quantità di materiale conferito. Soprattutto indica che il business plan per la fabbrica dei materiali e per il trattamento della FORSU deve essere predisposto entro 6 mesi. Perché, come detto fin dall’inizio, non ci interessa che i rifiuti vengano bruciati altrove, inquinando la salute e l’ambiente di qualcun altro. Ci interessa cambiare le modalità con cui affrontare il tema rifiuti, spingendo verso i rifiuti zero e il recupero delle materie prime secondarie.

L’avere fissato un limite all’incenerimento è dunque una gran bella notizia. Solo 1 anno fa sembrava impossibile definire una scadenza temporale certa.

I comuni si sono chiaramente impegnati. Serve comunque mantenere alta la guardia, continuare la lotta per accertarsi che la dismissione avvenga nei tempi stabiliti e che le alternative all’incenerimento vengano studiate e realizzate.

Per confermare l’impegno, senza ripensamenti improvvisi, crediamo necessario che i Comuni portino la conferma della scelta nei propri consigli comunali.

A partire da Gallarate (che è stata protagonista da subito della riconversione ambientale di ACCAM) serve portare in consiglio comunale un atto di indirizzo perché ciascuna forza politica davanti ai cittadini manifesti pubblicamente il proprio pensiero e si assuma pubblicamente i relativi impegni. Impegni da portare con coerenza anche in Parlamento e al Governo, per evitare che lo Sblocca Italia vanifichi il risultato raggiunto.

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